SAI – Sistema di Accoglienza e Integrazione

Nascita ed evoluzione del SAI

E’ negli anni novanta che in Italia si inizia ad affrontare il tema delle migrazioni forzate, anni in cui non esisteva ancora un sistema pubblico ed organizzato e durante i quali i richiedenti asilo in condizione di indigenza potevano disporre solo di un contributo economico, peraltro insufficiente e per un periodo limitato*.
In questi anni l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati si basava principalmente su interventi autonomi di organizzazioni del terzo settore (ONG e associazioni) a carattere prevalentemente solidaristico e volontario con attività mirate all’accoglienza materiale, intesa come mera fornitura di beni di prima necessità quali vitto, alloggio e vestiario.
Già nel 1992- 1993, tuttavia, si iniziarono a delineare delle forme di coordinamento a livello locale in occasione dell’accoglienza dei profughi che arrivavano in Italia fuggendo dalla guerra nella ex Jugoslavia, ma è il 1999 che si identifica come la data in cui è avvenuto il momento di rottura con le vecchie metodologie dell’accoglienza. Infatti alla fine degli anni ’90 la crisi in Kosovo causò la fuga di migliaia di profughi che giunsero in Italia in cerca di protezione. Si registrò il picco delle domande di asilo e l’Unione Europea stanziò dei fondi straordinari per la realizzazione di progetti di accoglienza in favore della popolazione kosovara giunta nei territori degli stati membri in cerca di protezione.
In Italia per la prima volta un gruppo di organizzazioni decise di riunirsi intorno ad un unico tavolo per costruire un progetto congiunto denominato Azione comune.
Venne superato definitivamente il concetto della mera accoglienza materiale prevedendo in favore dei richiedenti asilo e rifugiati tutta una serie di azioni per garantire l’assistenza medica e psicologica, l’assistenza legale, l’accompagnamento alla procedura di asilo, percorsi di orientamento e inserimento sociale, consulenza legale e servizi di interpretariato e di mediazione culturale. Allo stesso modo si riconosceva il valore degli operatori dell’accoglienza, evidenziando che il loro lavoro non poteva essere improvvisato, ma che doveva essere caratterizzato da professionalità e preparazione.
E’ sulla scia di questa esperienza del terzo settore che nel 2001 è nato il Programma Nazionale Asilo (PNA) da un protocollo di intesa tra il Ministero degli Interni, l’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e l’ANCI (Associazioni dei Comuni Italiani).
Il Programma Nazionale Asilo pur avendo carattere sperimentale si configura come la prima esperienza pubblica per richiedenti asilo e rifugiati in Italia. Il PNA è stato istituzionalizzato nel 2002 con la legge 189/2002 (cosiddetta Bossi – Fini) che ha rinominato il programma “Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati” (SPRAR). In tal modo si è raggiunto l’obiettivo di realizzare un sistema nazionale di accoglienza strutturato capace di rispondere ai bisogni di coloro che giungono in Italia in cerca di protezione, allineandosi così anche alle disposizioni comunitarie in materia.

Il Sistema di accoglienza nel tempo ha risentito in modo significativo delle novità normative introdotte a livello nazionale avendo ripercussioni dirette sulla tipologia di beneficiari ammessi all’accoglienza nei progetti della rete SAI. Ripercorrendo le tappe principali degli ultimi anni con la legge 132/2018 viene istituito il Sistema di Protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI), in sostituzione dello SPRAR in vigore dal 2002 al 2018.
Con la legge 132/2018 i richiedenti asilo venivano di fatto esclusi dal circuito dell’accoglienza ordinaria alla quale potevano accedere esclusivamente i titolari di protezione internazionale e i minori stranieri non accompagnati. Inoltre, la nuova disposizione normativa prevedeva che potessero accedere ai servizi di accoglienza integrata del SIPROIMI anche i titolari di permesso di soggiorno per: vittime di violenza o tratta, vittime di violenza domestica, motivi di salute, vittime di sfruttamento lavorativo, calamità, atti di particolare valore civile.
In questa fase spettava esclusivamente alle Prefetture garantire i servizi di prima accoglienza per i richiedenti asilo all’interno dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS). Con la riforma Lamorgese – D.L. 21 ottobre 2020, n.130, convertito in Legge 18 dicembre 2020, n.173 – il SIPROIMI viene sostituito dal Sistema di Accoglienza ed Integrazione (SAI) con il quale si è tornati ai principi dello SPRAR, la nuova norma prevedeva infatti l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale oltre che dei titolari di protezione.
Ulteriori modifiche sono state apportate dalla più recente Legge 50/2023 (conversione del D.L. 20/2023): la nuova norma, come la precedente Legge 132/2018, esclude nuovamente dal SAI i richiedenti protezione internazionale a meno che non si trovino nelle condizioni di vulnerabilità di cui all’articolo 17 comma primo del decreto legislativo 142 del 2015 ( minori, i minori non accompagnati, i disabili, gli anziani, le donne in stato di gravidanza, i genitori singoli con figli minori, le vittime della tratta di esseri umani, le persone affette da gravi malattie o da disturbi mentali, le persone per le quali è stato accertato che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale o legata all’orientamento sessuale o all’identità di genere, le vittime di mutilazioni genitali).
Nell’attuale SAI, oltre che i titolari di protezione internazionale e i richiedenti asilo in condizione di vulnerabilità, hanno diritto all’accoglienza, i titolari dei permessi di soggiorno per: protezione speciale, protezione sociale, violenza domestica, calamità, particolare sfruttamento lavorativo, atti di particolare valore civile. 
Sono previsti due livelli di servizi di accoglienza: al primo livello accedono i richiedenti protezione internazionale (accoglienza materiale, assistenza sanitaria, assistenza sociale e psicologica, mediazione linguistico-culturale, somministrazione di corsi di lingua italiana e servizi di orientamento legale e al territorio); al secondo livello, finalizzato all’integrazione, accedono tutte le altre categorie sopra elencate, per questi oltre ai servizi di primo livello vengono erogati servizi di orientamento al lavoro e di formazione professionale.

Struttura e funzionamento del SAI

Il SAI (ex SPRAR) è un sistema di accoglienza decentrato e coordinato diffuso su tutto il territorio nazionale costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti dedicati a richiedenti asilo in condizioni di vulnerabilità e titolari di protezione accedono nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, gestito dal Ministero dell’Interno.
Punto di forza del SAI è il coinvolgimento dei comuni nella progettazione e realizzazione di progetti di “accoglienza integrata” sul territorio che con la collaborazione di soggetti del terzo settore (enti gestori dei progetti) realizzano interventi che, lontani da una logica meramente assistenzialistica (vitto e alloggio), prevedono una molteplicità di interventi ponendo al centro ogni singolo beneficiario accolto come portatore di specifiche esigenze e necessità.
Tutti i progetti realizzati sul territorio nazionale, pur differenziandosi per le caratteristiche, le risorse e le peculiarità dei territori in cui insistono, devono comunque attenersi alle linee guida e agli standard di accoglienza definite dal Ministero degli Interni.
Ogni progetto deve garantire quindi attività finalizzate all’apprendimento della lingua italiana, all’iscrizione a scuola dei minori in età dell’obbligo scolastico, all’assistenza sanitaria e psicologica, alla mediazione linguistica e culturale, all’orientamento e all’informazione legale sulla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, all’orientamento e all’accesso ai servizi del territorio e alla socializzazione.
Inoltre essendo la conquista della propria autonomia da parte dei beneficiari uno degli obiettivi principali del SAI, i progetti devono prevedere, per i titolari di protezione, dei percorsi di formazione o riqualificazione professionale nell’ottica dell’inserimento lavorativo e misure per l’accesso alla casa.

All’interno della rete sono, inoltre, presenti progetti specializzati per l’accoglienza e sostegno di persone portatrici di specifiche vulnerabilità: persone disabili o con problemi di salute (fisica e mentale), minori non accompagnati, vittime di tortura, nuclei monoparentali, donne sole in stato di gravidanza.
Il coordinamento del Sistema di Protezione è garantito dal Servizio Centrale, struttura operativa con sede a Roma, istituita dal Ministero dell’Interno Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione e affidata con convenzione all’ANCI. Il Servizio Centrale, avvalendosi del supporto operativo della Fondazione Cittalia ha compiti di informazione, formazione, promozione, consulenza e supporto tecnico agli enti locali e gestori che prestano servizi d’accoglienza, nonché di monitoraggio della presenza di richiedenti e titolari di protezione internazionale sul territorio italiano.

I numeri del SAI

Le modalità di accesso da parte degli enti locali al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, sono regolamentate da un decreto del Ministero dell’Interno che disciplina il bando per la presentazione di progetti di accoglienza integrata.
Fino al 2008 il bando per l’accesso al Fondo era annuale, per il 2009 e 2010 la durata degli interventi ha avuto cadenza biennale e a partire dal 2011 è triennale. In questo modo è stata garantita ai progetti SAI una maggiore stabilità facilitando la programmazione degli interventi.

Nel corso degli anni la capacità recettiva del Sistema di Protezione è stata notevolmente ampliata:

tra il 2021 e il 2022, anche a seguito della crisi umanitarie in Afghanistan (ad agosto 2021) e dell’inizio del conflitto in Ucraina (nel febbraio 2022), la rete SAI ha avuto un’importante crescita, passando dai 34.744 posti a dicembre 2021 ai 44.591 di ottobre 2022. Nel corso di questo biennio, infatti, una serie di avvisi ministeriali ha voluto rafforzare la capacità ricettiva del SAI, andando ad ampliare i progetti già esistenti, nonché a finanziarne di nuovi. 
I progetti SAI sono divisi a seconda della tipologia di beneficiari che ospitano. Al mese di Agosto 2023 (fonte Servizio Centrale) dei 925 progetti, 671 sono dedicati a categorie ordinarie, 213 a minori non accompagnati, 41 a persone con disagio mentale o disabilità.
Il numero totale dei posti finanziati è 43.449, 36.445 sono per beneficiari appartenenti alle categorie ordinarie, 6.207 per minori non accompagnati e 797 per beneficiari con disagio mentale o disabilità.  

Per una visione completa e dettagliata della rete SAI si rinvia al sito web: https://www.retesai.it/

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* In caso di indigenza i richiedenti asilo potevano disporre solo di un contributo economico di prima assistenza per un periodo non superiore a 45 giorni, a fronte di una durata media della procedura di asilo di diciotto mesi e del divieto di lavorare fino alla decisione della Commissione.