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Nella mappa i paesi di provenienza dei richiedenti e titolari di protezione internazionale accolti nella regione Umbria tra il 2012 e il 2015. In rosso le nazionalità maggiormente presenti.

Il Progetto DIRITTO DI ESSERE IN UMBRIA, nasce nel 2005 a seguito della firma del Protocollo d’Intesa tra la Regione Umbria, ANCI Umbria e i Comuni di Marsciano, Perugia, Narni e Terni, inizialmente titolari dei Progetti SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti asilo e rifugiati) regionali.

Il Progetto ha avviato un percorso per il consolidamento del sistema di accoglienza integrato regionale rivolto ai richiedenti asilo ed ai titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari presenti sul territorio umbro, con l’intento di promuovere il dialogo intorno al tema dell’immigrazione e a porsi come strumento per la formazione e l’aggiornamento delle competenze professionali degli operatori sia pubblici che privati. Il progetto annualmente si articola nell’organizzazione di giornate formative su tematiche e argomenti proposti dagli stessi operatori degli enti gestori dei progetti Sprar e necessari alla crescita professionale nonché all’individuazione di utili strumenti per affrontare le problematiche con le quali quotidianamente debbono misurarsi nell’accoglienza di coloro che hanno una difficile storia di vita. Al fine di attuare le finalità del progetto si è costituito presso ANCI umbria un tavolo di coordinamento che si riunisce periodicamente al fine di monitorare il fenomeno migratorio che caratterizza la regione Umbria e coinvolge le realtà locali.

Grazie alla collaborazione con Anci nazionale e il Servizio centrale il progetto è divenuto anche a livello nazionale un punto di riferimento per la formazione degli operatori, un’occasione importante di confronto e scambio di buone pratiche.

Il Progetto è finanziato dalla Regione Umbria partecipando al bando sulla legge regionale D.Lgs. n. 286/98 e da ANCI Nazionale con i fondi dell’8 per mille.


Di seguito si riportano l’elenco delle varie annualità realizzate e delle tematiche che sono state oggetto della formazione:


2006-DIRITTO DI ESSERE IN UMBRIA Prima Annualità - 7° Programma regionale annuale di iniziative concernenti l’immigrazione, ai sensi dell’art. 45 del D.Lgs. n. 286/98 – Formazione per Operatori SPRAR sulle Politiche Abitative;

2007-DIRITTO DI ESSERE IN UMBRIA Seconda Annualità 8° Programma regionale annuale di iniziative concernenti l’immigrazione, ai sensi dell’art. 45 del D.Lgs. n. 286/98 – Formazione per Operatori SPRAR su tecniche di Accoglienza: “Tra sostegno, cura e accoglienza: la relazione con i richiedenti asilo e rifugiati”;

2008 - DIRITTO DI ESSERE IN UMBRIA Terza Annualità 9° Programma regionale annuale di iniziative concernenti l’immigrazione, ai sensi dell’art. 45 del D.Lgs. n. 286/98 – Formazione per Operatori SPRAR, Approfondimento sulla popolazione dell’Afganistan ed dell’Eritrea;

2009 - DIRITTO DI ESSERE IN UMBRIA Quarta Annualità 10° Programma regionale annuale di iniziative concernenti l’immigrazione, ai sensi dell’art. 45 del D.Lgs. n. 286/98 – Formazione per Operatori SPRAR- Giornate di Approfondimento su Somalia e Paesi Sub-sahariani e sugli aspetti normativi del diritto di asilo e immigrazione;

2010- DIRITTO DI ESSERE IN UMBRIA: Quintà Annualità 11° Programma regionale annuale di iniziative concernenti l’immigrazione, ai sensi dell’art. 45 del D.Lgs. n. 286/98-– Formazione per Operatori SPRAR, Approfondimento sul profilo professionale del Mediatore Culturale e socio-sanitaria- Reti territoriali per l’inclusione, l’accesso ai servizi e la funzione della mediazione. La medicina tradizionale dell’Africa subsahariana tra mito e realtà;

2011- DIRITTO DI ESSERE IN UMBRIA Sesta Annualità 12° Programma regionale annuale di iniziative concernenti l’immigrazione, ai sensi dell’art. 45 del D.Lgs. n. 286/98-– Formazione per Operatori SPRAR sulla Condizione geopolitica della Nigeria e dei Paesi del Nord-Africa-Caso Libia e sulla gestione dei conflitti interpersonali in ambito interculturale;

2012- DIRITTO DI ESSERE IN UMBRIA- Settima Annualità 13°Programma regionale annuale di iniziative concernenti l’immigrazione, ai sensi dell’art. 45 del D.Lgs. n. 286/98- Formazione per Operatori SPRAR: Seminario con le associazioni di categoria per l’inserimento socio-lavorativo dei soggetti uscenti dai progetti SPRAR- Giornata di approfondimento sulla condizione geopolitica dei Paesi del Nord Africa- dedicata agli ultimi avvenimenti che hanno caratterizzato la cosiddetta “Primavera araba”, con particolare attenzione al caso della Siria;

2013 DIRITTO DI ESSERE IN UMBRIA VIII Annualità 14° Programma regionale annuale di iniziative concernenti l’immigrazione, ai sensi dell’art.45 del D.Lgs n.286/98- Formazione per operatori Sprar - Giornata formativa sulle tecniche dell’auto mutuo-aiuto e sulla gestione-accoglienza dei casi vulnerabili nel sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati;

2014 DIRITTO DI ESSERE IN UMBRIA IX ANNUALITA’ 15° Programma regionale annuale di iniziative concernenti l’immigrazione, ai sensi dell’art.45 del D.Lgs n.286/98-Formazione operatori Sprar- Giornata di approfondimento sull’approccio interculturale tramite la metodologia di analisi degli shocks interculturali di M. Cohen Emerique –Giornata di aggiornamento sulle ultime novità normative in materia di asilo.


All’interno dell’edizione del 2012 del Diritto di essere in Umbria, inoltre Anci Umbria ha sostenuto la realizzazione del progetto regionale Human BEINGHS-Laboratorio teatrale per i rifugiati e richiedenti asilo condotto dall’Associazione culturale “Smascherati”, al quale hanno partecipato alcuni beneficiari dei progetti Sprar regionali.

L’auspicio è quello di continuare ad accrescere le professionalità valorizzando gli elementi fondamentali del sapere accogliere i migranti in cerca di protezione, attraverso la qualità del lavoro, presupposto ineludibile per operare con categorie particolari come i richiedenti e titolari di protezione internazionale.

Nell’arco del 2013-2014, la Regione Umbria si è fatta promotrice del progetto “NANSEN-Percorsi di integrazione socio-economica” in risposta ad un avviso del Dipartimento per le libertà civili e per l’immigrazione, finanziato dal Fondo Europeo per i rifugiati 2008/2013. Oltre all’amministrazione regionale hanno aderito al progetto altri 10 partner, costituitesi in ATS: il Comune di Perugia, Terni, Narni, Todi, Foligno, Marsciano, Amelia, Spoleto, l’Associazione di volontariato San Martino e Arci Solidarietà Ora d’aria. Il progetto ha previsto l’attivazione di interventi di integrazione e inclusione socio-lavorativa in favore di 74 richiedenti e dei titolari della protezione internazionale, azioni integrate e mirate alla valorizzazione delle competenze e degli apprendimenti non formali e informali, percorsi di formazione, esperienze di tirocini extracurriculari, attività laboratoriali di integrazione sociale, sperimentazione della scheda formativa propedeutica al rilascio del libretto formativo. Il progetto ha inoltre rafforzato l’attività di rete tra soggetti pubblici, del privato sociale e del mondo economico – produttivo, un rapporto siglato nel Dicembre 2013 da un Protocollo d’Intesa al quale hanno aderito 11 organizzazioni delle categorie economiche maggiormente rappresentative sul territorio; le 3 organizzazioni sindacali (CGIL, CISL e UIL), le due Province; le due confederate rappresentative della cooperazione sociale (Legacoop, Confcooperative) e ANCI Umbria. Il modello d’intervento attivato nel progetto ha tradotto sul piano operativo l’obiettivo generale di promuovere un piano regionale di interventi integrato e sistemico volto a favorire l’integrazione socio economica dei titolari e richiedenti di protezione internazionale inseriti nei progetti SPRAR attivati nel territorio regionale. Così il protocollo ha promosso e favorito le azioni e le iniziative finalizzate ad agevolare l’effettivo inserimento socio-lavorativo dei richiedenti/titolari della protezione internazionale, a connettere i bisogni e fabbisogni dei beneficiari in termini di accesso al mondo del lavoro con il sistema delle opportunità territoriali (formazione e lavoro) e qualificare il sistema relazionale di rete a livello territoriale e dei servizi, per dare effettività ai diritti sociali. Il progetto ha visto la sperimentazione di un modello di bilancio di competenze ricalibrato sul target del progetto a favore di 96 destinatari diretti, l’attivazione di 9 corsi di formazione per 78 destinatari, l’attivazione di tirocini extracurriculari per 25 persone con relativo sostegno alle spese per l’affitto di un’abitazione e avviata la sperimentazione della scheda informativa propedeutica al rilascio del libretto formativo.


La normativa sul diritto di asilo: cenni e definizioni


ll rifugiato è una persona costretta a fuggire dal proprio paese a causa di guerre o di persecuzioni. La fuga come unica possibilità di salvezza è ciò che contraddistingue il migrante forzato, cioè colui che non decide liberamente di lasciare il proprio paese, dal cosiddetto migrante economico che liberamente sceglie di migrare in cerca di un futuro migliore dal punto di vista economico, sociale e culturale.
Le persone che fuggono dal proprio Paese e chiedono protezione all’Italia vengono chiamate “richiedenti asilo” o “ richiedenti protezione internazionale”.

Il diritto di asilo è annoverato tra i diritti fondamentali dell’uomo, riconosciuti e salvaguardati dall’ordinamento italiano. La nostra Costituzione infatti lo prevede all’art. 10 comma 3, dove sancisce che: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Nonostante il dettato costituzionale, a differenza degli altri paesi europei, l’Italia non si è ancora dotata di una legge organica in materia di asilo che dia attuazione all’art.10 comma 3. La definizione utilizzata dal nostro ordinamento per indicare chi è un rifugiato è contenuta nella Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, tuttora in vigore. L’Italia ha ratificato la Convenzione di Ginevra nel 1954,recependo nel proprio ordinamento tale definizione. “E’riconosciuto rifugiato colui che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese”E’ infatti dopo la fine della Seconda guerra mondiale che la comunità internazionale inizia ad interessarsi e a legiferare in materia di asilo. Viene istituito l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR), organismo delle Nazioni Unite, preposto alla tutela dei rifugiati e viene data per la prima volta una definizione dello status di rifugiato contenuta appunto nella Convenzione di Ginevra. Tale convenzione rappresenta il primo documento che affronta su scala internazionale e in maniera compiuta la questione dei rifugiati, prevedendo le condizioni per l’attribuzione del relativo status e i diritti e gli obblighi scaturenti da tale condizione giuridica.

Come si evince dalla definizione, per essere riconosciuta rifugiata, una persone deve temere una persecuzione individuale, la cui causa non si esaurisce solo con i motivi politici. Alle persone riconosciute rifugiate gli Stati che hanno ratificato la Convenzione di Ginevra riconoscono l’equiparazione ai propri cittadini in materia civile, di esercizio della professione e di assistenza sociale. In Italia il diritto di asilo, non essendoci una legge organica, è sempre stato un diritto fatto di singole disposizioni contenute nelle leggi sull’immigrazione:la legge Martelli (n.39/90), la legge Turco – Napolitano (D.Lgs 286/98), la legge Bossi – Fini (n.189/02) e il suo regolamento attuativo (DPR n.303/04).

L’attuale normativa italiana in materia di tutela e riconoscimento di quanti fuggono dal proprio Paese per mancanza di assistenza e protezione è il frutto di più interventi legislativi che hanno apportato modifiche di carattere sostanziali e procedurale alla materia. Senza dubbio, l’impulso maggiore al cambiamento è giunto dall’Unione Europea e dalla volontà politica di armonizzare le procedure di ciascuno degli Stati membri, cercando di delineare sistemi di asilo più simili tra loro. Il 2008 ha rappresentato per il diritto di asilo in Italia l’anno della svolta. Le novità derivano dall’emanazione di due decreti legislativi che recepiscono nell’ordinamento italiano due importantissime direttive dell’Unione Europea*: la cosiddetta direttiva sulle qualifiche di rifugiato e di titolare della protezione sussidiaria (D.Lgs 251/07) e la cosiddetta direttiva sulle procedure di esame delle domande di asilo (D.Lgs 25/08). Tali decreti hanno introdotto modifiche sostanziali alla normativa precedente. La novità più rilevante è l’introduzione di un’altra forma di protezione internazionale: la protezione sussidiaria. Secondo il D.lgs. 251/2007 viene riconosciuta la protezione sussidiaria al cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se rientrasse nel Paese di origine, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno, come la tortura o trattamenti inumani o degradanti, la condanna a morte, la minaccia alla vita derivante da violenza generalizzata. Le Direttive europee e i corrispondenti Decreti di recepimento hanno introdotto in questo modo un concetto più ampio, rispetto al passato, di protezione internazionale, ovvero l’insieme de “lo status di rifugiato” e di “protezione sussidiaria”Nella protezione sussidiaria è il danno grave l’elemento determinante per il riconoscimento dello status di beneficiario di protezione sussidiaria, come la dimostrazione di avere subito o di avere il timore di subire atti di persecuzione lo è per il rifugiato. Fino all’emanazione del Decreto legislativo 21 febbraio 2014, n.18 entrato in vigore il 22 marzo dello stesso anno, la differenza tra le due forme di protezione era più netta in termini di diritti riconosciuti. Si pensi ad es. che la durata del permesso di soggiorno per “asilo” era di 5 anni, mentre quella del permesso di soggiorno rilasciata al beneficiario di protezione sussidiaria aveva una durata di 3 anni. Con il D.Lgs n.18 le due figure giuridiche vanno quasi ad equipararsi venendo estesi al beneficiario di protezione sussidiaria molti di quei diritti fino ad oggi riconosciuti al solo titolare di status di rifugiato.

In via residuale, accogliendo anche l’invito formulato dalle Direttive dell’Unione Europea di mantenere nel proprio ordinamento figure complementari di protezione già in vigore, l’Italia attribuisce questa funzione alla c.d. protezione umanitaria, riconosciuta dall’art. 5, comma 6 del Testo unico sull’immigrazione, D.lgs.286/98 (Legge Turco – Napolitano).

"La protezione umanitaria è riconosciuta nel caso in cui, pur in assenza dei requisiti per riconoscere lo status di rifugiato o di protezione sussidiaria, la Commissione rilevi la sussistenza di gravi motivi di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano”.

Nel panorama della normativa italiana in materia di asilo rappresenta un’importante novità il recente Decreto Legislativo 18 agosto 2015, n.142 con il quale si è data attuazione alla direttiva 2013/33/UE (norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale) e alla direttiva 2013/32/UE (procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale). Si completa quindi il recepimento delle direttive di revisione del Sistema europeo comune di asilo (SECA). Il d.lgs n. 142/2015 contiene nuove norme in materia di accoglienza (abrogando sostanzialmente il decreto legislativo n.140/2005) ed introduce modifiche al decreto legislativo n.25/2008 (“decreto procedure”). Per un approfondimento si rinvia alla scheda pratica elaborata da ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione.


La procedura per la richiesta di asilo

Attualmente in Italia gli organi preposti ad esaminare le domande di protezione internazionale sono le Commissioni territoriali istituite con decreto del Ministero dell’Interno presso le Prefetture. Sono composte da:un funzionario di carriera prefettizia, con la carica di presidente; un funzionario della Polizia di Stato;un rappresentante dell’ente territoriale designato dalla Conferenza Stato-città e autonomie locali;un rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. La procedura da seguire per vedersi riconoscere una forma di protezione in Italia è stata definita solo negli anni ’90, con la legge Martelli* e il Decreto Legislativo n.286/98, ed è stata poi modificata nel corso degli anni. Prima del 2005 chi chiedeva asilo doveva attendere di essere convocato da una Commissione centrale, che si trovava a Roma e valutava tutte le richieste di asilo presentate in Italia. A partire dal 2005, con il Regolamento di attuazione della cosiddetta Bossi-Fini – L.189/2002, vennero introdotte alcune modifiche sostanziali alla procedura di asilo tra cui il decentramento dell’organo decisionale: non vi era più un’unica Commissione centrale, ma vennero istituite diverse Commissioni territoriali . Il numero delle Commissioni territoriali per legge era fissato nel limite massimo di 10 ed avevano sede a Gorizia, Milano, Torino , Roma, Caserta, Foggia, Bari, Crotone, Trapani e Siracusa. Venne in ogni caso prevista la possibilità di istituire nuove sezioni all’interno di alcune Commissione già esistente in situazioni di afflusso significativo di richiedenti asilo. La Commissione Centrale venne sostituita dalla Commissione Nazionale per il Diritto di Asilo con funzione di indirizzo e coordinamento.

Successivamente la Legge 17 ottobre 2014, n. 146, di conversione con modificazioni del decreto legge n.119 del 27 agosto 2014, in sostituzione del decreto legislativo 25/2008, ha stabilito che il numero massimo delle Commissioni Territoriali passa da 10 a 20 e le sezioni possono essere istituite fino a un numero massimo complessivo di trenta per l’intero territorio nazionale.

schema procedura asilo


La richiesta di protezione internazionale deve essere presentata presso la Polizia di frontiera o la Questura, che non necessariamente deve essere quella di frontiera, ma può essere quella nella quale il richiedente asilo intende avere il domicilio. La Questura rilascia un documento che certifica la richiesta e la data per la verbalizzazione. La domanda sarà verbalizzata dai funzionari di polizia utilizzando il modello C3 che è un documento contenente informazioni di carattere anagrafico e alcune domande relative al viaggio e alle cause che hanno spinto il richiedente ad allontanarsi dal proprio paese e chiedere protezione. Al richiedente verrà rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta asilo che sarà rinnovato fino alla convocazione da parte della Commissione territoriale competente che è quella del luogo nel quale la domanda è stata presentata. 
Dopo qualche mese dall’audizione, la Questura notifica al richiedente la decisione presa dalla Commissione, che può riconoscere la protezione internazionale (status di rifugiato o protezione sussidiaria),raccomandare alla Questura il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, laddove non vi siano i requisiti per la protezione internazionale ma vi siano delle ragioni di carattere umanitario che impediscano il rimpatrio della persona, o decidere di non riconoscere alcuna forma di protezione rigettando la domanda nel cui caso il richiedente può decidere di fare ricorso presso il Tribunale ordinario.

 

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* Si tratta della direttiva 2004/83/CE sulla qualifica di rifugiato o titolare di protezione sussidiaria, e della direttiva 2005/85/CE sulle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale.

* D.L. 30/12/89 n.416, convertito in Legge n.39 del 28/02/90.

L’Umbria vanta una lunga tradizione di interventi legislativi in favore dell’immigrazione, fin dagli anni novanta infatti si è dotata di strumenti normativi finalizzati all’accoglienza, all’integrazione e alla comprensione del fenomeno migratorio.Tale sensibilità la ritroviamo senz’altro in tema di asilo essendo l’Umbria una delle prime regioni che ha aderito al sistema di accoglienza nazionale. Nel 2001 infatti sia il Comune di Perugia che il Comune di Todi entrarono a fare parte della rete dei progetti del Programma Nazionale Asilo (PNA). 
Nel corso degli anni l’accoglienza dei richiedenti e titolari di protezione internazionale nella nostra regione si è andata sempre più consolidando assumendo dei caratteri propri, tanto che in diverse sedi istituzionali si è iniziato a parlare di “modello umbro”. Parallelamente all’ampliarsi di una rete strutturata quale quella del Sistema di Protezione Sprar, di recente anche la nostra regione ha dovuto far fonte ai numerosi flussi straordinari di migranti giunti sul territorio. Questo fenomeno spesso emergenziale, ha investito in modo casuale e inaspettato le realtà comunali. Anci Umbria in sinergia con tutti gli attori istituzionali coinvolti si è impegnata nel garantire un’ accoglienza diffusa e condivisa sul territorio difendendo il “modello umbro” nel rispetto degli standard qualitativi. 

Con il presente progetto vogliamo continuare a raccogliere dati ed esperienze relative al sistema regionale di accoglienza, evidenziandone punti di forza e criticità. La scelta di creare un portale a carattere multimediale organizzato in diverse sezioni tematiche, intende mettere a disposizione delle istituzioni regionali, degli enti locali e del privato sociale, informazioni facilmente fruibili e aggiornabili, nonché rendere dinamico uno spazio di riflessione e sensibilizzazione rispetto al tema delle migrazioni forzate.

I flussi continui hanno dettato la forma di un' accoglienza straordinaria, realizzata attraverso la collocazione dei migranti in strutture temporanee individuate in ciascuna provincia, sulla base di un piano di riparto nazionale e regionale, come sopra evidenziato. Questo modello ha mostrato sicuramente delle criticità evidenziabili in un approccio assistenziali degli utenti piuttosto che in un accoglienza rivolta ad una prospettiva di maggiore integrazione nel tessuto sociale. Al fine di favorire percorsi di integrazione sociale e di facilitare il processo di conoscenza tra le persone accolte e il contesto in cui sono inserite, i soggetti gestori in alcuni Comuni hanno promosso attività di volontariato sociale e di pubblica utilità mediante la stipula di convenzioni.
Nella Provincia di Perugia gli accordi sono stati sottoscritti dal soggetto gestore e il singolo Comune di riferimento, e hanno previsto il coinvolgimento diretto dei richiedenti asilo nella svolgimento di attività utili alla comunità di accoglienza (es. manutenzione e/o decoro di aree verdi, manutenzione e/o decoro urbano, piccole manutenzioni di edifici pubblici, etc). I richiedenti asilo selezionati vengono inseriti in squadre con personale qualificato che cura la loro formazione e svolge un’attività di monitoraggio sulle mansioni da svolgere. A titolo esemplificativo si veda la convenzione del Comune di Panicale.
Per quanto riguarda invece la Provincia di Terni, la stessa Prefettura ha ritenuto urgente stilare un protocollo d’intesa per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità sul territorio provinciale. Il protocollo è stato sottoscritto dal Prefetto della Provincia di Terni, dall’ANCI Umbria, dai sindaci dei Comuni di Terni, Orvieto, Narni, Amelia, Ferentillo, Lugnano in Teverina, Montefranco, San Venanzo, la direzione territoriale del lavoro di Terni, l’Inail direzione territoriale Perugia e Terni, la segreterie provinciali CGIL, CISL, E UIL, Arci solidarietà di Terni, Associazione di volontariato san martino, associazione di volontariato laboratorio I.D.E.A., Casa Vincenziana “G. Andreoli, Caritas Diocesi di Orvieto-Todi, Società Cooperativa sociale agricola Labourè.
Obiettivo del protocollo è stato quello di definire percorsi educativi di accoglienza ed integrazione a favore dei migranti ospitati nel territorio della Provincia che permettano loro di conoscere il contesto sociale, anche attraverso attività di volontariato a favore della collettività ospitante e che promuovono la formazione di una coscienza della partecipazione. I migranti beneficiari devono aver sottoscritto un patto di volontariato e aver presentato istanza per il riconoscimento della protezione internazionale. Le attività si sono svolte sotto la supervisione di un operatore o di un tecnico comunale anche al fine di garantire la piena realizzazione delle potenzialità educativo-formative del progetto. L’attivazione di questi percorsi ha portato al superamento della condizione di inattività dei migranti accolti, attraverso la valorizzazione di un senso di solidarietà e di condivisione dei valori e dei doveri che accomunano gli appartenenti ad una comunità e rafforzano lo sviluppo di ogni singolo individuo.
E’ intenzione dei soggetti gestori estendere questi progetti a tutti quei Comuni che si renderanno disponibili.Per quei richiedenti asilo accolti in strutture ubicate in zone rurali si stanno sperimentando invece percorsi di formazione e accompagnamento alla gestione di piccoli orti, manutenzione di aree verdi e allevamenti di animali da cortile. 

Per quanto riguarda i tempi di permanenza all’interno delle strutture temporanee, l’accoglienza viene garantita per tutto il tempo necessario alla definizione dello status giuridico dei richiedenti asilo.
I beneficiari ai quali viene riconosciuta la protezione internazionale (status di rifugiato e protezione sussidiaria) devono lasciare le strutture di accoglienza al momento del ritiro del permesso di soggiorno presso la Questura competente. Lo stesso vale per coloro ai quali viene riconosciuta la protezione umanitaria, a meno che non decidano di fare ricorso avverso il provvedimento della Commissione. 
Le misure di accoglienza continuano ad essere assicurate nei casi di diniego (ovvero quando non è stata riconosciuta alcuna forma di protezione) a coloro che hanno fatto ricorso avverso il provvedimento di rigetto. In questi casi l’accoglienza continua fino all’esito del primo grado di giudizio.
Diversamente, se non viene presentato ricorso avverso il rigetto della richiesta di protezione internazionale, l’uscita dalle strutture avviene entro 30 giorni dalla notifica del diniego.
Generalmente per coloro che hanno ricevuto una forma di protezione e che quindi devono uscire dalle strutture temporanee, viene fatte una segnalazione al Servizio Centrale ai fini del possibile inserimento in un progetto di accoglienza del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR).

I richiedenti asilo sono accolti prevalentemente in strutture private. Gli appartamenti, in base alla grandezza e al numero dei servizi, ospitano in media dalle due alle dieci persone che in modo autonomo gestiscono la propria quotidianità facendo riferimento ad uno o più operatori referenti della struttura e all’equipe di lavoro. Gli appartamenti sono ubicati sia nei centri urbani, sia in zone periferiche ben collegate con i mezzi di trasporto pubblico.
Oltre agli appartamenti in alcuni Comuni i richiedenti asilo vengono ospitati in strutture collettive a carattere semi - alberghiero.
Indipendentemente dalla tipologia della struttura abitativa nella quale le persone vengono accolte, gli enti gestori devono garantire tutti quei servizi di accompagnamento giuridico, sanitario e sociale previsti nei bandi di gara dalle Prefetture:servizi di gestione amministrativa, servizi di assistenza generica alla persona, servizi di pulizia ed igiene ambientale, erogazione dei pasti, fornitura di beni, servizi per l’integrazione, servizi di trasporto.
Tutte le attività e i servizi erogati dagli enti gestori sono costantemente monitorati dalle rispettive Prefetture mediante report mensili.

Le persone accolte tramite le Prefetture sono tutte richiedenti protezione internazionale in attesa di definire il proprio status giuridico attraverso la procedura di asilo. A tal fine gli enti gestori devono garantire tutti i servizi necessari per il compimento di tale procedura. I beneficiari sono accompagnati presso le Questure competenti per il foto segnalamento, per la presa in carico e per la formalizzazione della richiesta di asilo mediante la compilazione del modello C/3*. Ciascun beneficiario viene convocato dalla Commissione Territoriale competente per il riconoscimento della Protezione Internazionale.
Dal 18 Marzo 2015 presso la Prefettura di Perugia è stata attivata una sezione della Commissione Territoriale di Firenze competente per tutte le richieste di asilo della regione Umbria e della provincia di Arezzo.
Dal 18 marzo 2015 al 31 dicembre 2015 le istanze complessivamente esaminate dalla sezione di Perugia sono state 1159: per 106 persone, ovvero al 9% delle domande esaminate è stata riconosciuta una forma di protezione internazionale; in particolare lo status di rifugiato è stato riconosciuto a 47 migranti (4%) e la protezione sussidiaria è stata accordata a 59 richiedenti (5%). Il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari è stato riconosciuto a 193 migranti (17%). Coloro a cui non è stata riconosciuta alcuna forma di protezione sono 711 persone e rappresentano oltre il 60% degli esiti sul totale delle istanze esaminate. Per una disamina più dettagliata si visualizzi la tabella 5.

*Verbale delle dichiarazioni degli stranieri che chiedono in Italia il riconoscimento dello status di rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra del 28 Luglio 1951. 

Ma quali sono le caratteristiche socio demografiche delle persone accolte nell’ambito dell’Emergenza Sbarchi? Si tratta principalmente di uomini singoli con un’età compresa tra i 18 e i 27 anni, la componente femminile al 31/12/2015, nella provincia di Perugia costituisce il 5,3% del totale, mentre nella provincia di Terni il 3%.
Per quanto riguarda i paesi di provenienza in entrambe le Province si registrano tra le prime cinque nazionalità maggiormente presenti la Nigeria, il Gambia, il Pakistan, il Senegal e il Mali.
Sempre in riferimento alle presenze al 31/12/2015 nella Provincia di Perugia i Nigeriani rappresentano il 28% del totale, i Gambiani il 21%, i Pakistani il 12%, i Senegalesi il 9% e i Maliani il 7%*. Per i restanti paesi di provenienza registrati nella Provincia di Perugia si visualizzi la tabella 3.
Nella Provincia di Terni le stesse nazionalità sul totale dei presenti al 31/12/2015 in percentuale sono così suddivise: i Nigeriani e i Gambiani il 24%, i Senegalesi il 15%, i Maliani e i Pakistani l’8%**. Per i restanti paesi di provenienza registrati nella Provincia di Terni si visualizzi la tabella 4.
Da notare, come già rilevato nella rete dei progetti Sprar, la quasi totale assenza di profughi siriani. Ciò a conferma che nonostante la Siria sia uno dei principali paesi di provenienza di persone che fuggono e che hanno raggiunto l’Italia, la maggior parte non ha fatto richiesta di asilo nel nostro paese, evitando di lasciare le impronte digitali per raggiungere altri paesi d’Europa.


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*  Fonte: Prefettura di Perugia – Ufficio Territoriale del Governo.

** Fonte: Prefettura di Perugia – Ufficio Territoriale del Governo.

 

In risposta alla circolare dell’8 gennaio 2014 con la quale il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno invitava tutte le Prefetture del territorio nazionale ad individuare nuove strutture di accoglienza per fare fronte ai massicci sbarchi giunti sulle nostre coste, anche l’Umbria si è attivata per rispondere in maniera adeguata a quanto richiesto a livello centrale.
Secondo la ripartizione delle quote di migranti da attribuire a ciascuna regione in base ai criteri adottati in sede di Conferenza Unificata Stato Regioni Enti Locali, l’Umbria in un primo momento è stata assegnataria di 562 posti: 437 nella provincia di Perugia e 125 in quella di Terni.
In questa primissima fase in entrambe le Province i migranti richiedenti protezione internazionale giunti in Umbria sono stati accolti mediante assegnazione diretta a soggetti con comprovata esperienza maturata nell’ambito dell’accoglienza di richiedenti e titolari di protezione internazionale, successivamente, dal mese di luglio 2014 in poi le Prefetture di Perugia e Terni hanno periodicamente indetto dei bandi di gara per l’individuazione dei soggetti gestori. Questo processo ha investito in modo casuale e inaspettato i Comuni umbri che si sono ritrovati sul territorio comunale la presenza di profughi senza una piena condivisione delle scelte effettuate dagli enti gestori vincitori dei bandi delle prefetture. Anci Umbria, in qualità di membro del tavolo tecnico istituito presso la Prefettura di Perugia, per la gestione dell’afflusso straordinario di migranti, si è più volte fatta portavoce delle necessità dei comuni umbri di garantire un' accoglienza diffusa e condivisa sul territorio difendendo il modello di accoglienza umbro nel rispetto di standard qualitativi. 
In seguito alle circolari del Ministero dell’Interno-Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione n.7418 del 20.06.2014 e circolare n.5484 del 27.06.2014, sia la Prefettura di Perugia che quella di Terni hanno emanato un avviso pubblico di gara per determinare una graduatoria di enti gestori con i quali stipulare un accordo e garantire a scorrimento della stessa graduatoria, l’individuazione delle strutture dove accogliere i migranti. In base a quanto stabilito negli avvisi, in entrambe le province il servizio doveva essere garantito, tramite convenzione, fino al 31/12/2014 con l’impegno da parte dei partecipanti di garantire il servizio alle stesse condizioni, anche per il 2015 in caso di ingenti afflussi. I posti di accoglienza messi a bando dalla Prefettura di Perugia erano 437 mentre quelli messi a bando dalla Prefettura di Terni erano 125, in entrambi i bandi era specificato che tale numero era soggetto a variazioni in base ad esigenze governative. Nella Provincia di Perugia i soggetti aggiudicatari del primo bando di gara (luglio 2014) erano l’ATS composta da Arcisolidarietà Ora D’Aria (capogruppo mandataria), Cooperativa Sociale Perusia, C.I.D.I.S Onlus, Cooperativa Sociale Il Cerchio e la Confraternita di Maria SS ed Anna del Suffragio, per la gestione di 437 migranti. Nella Provincia di Terni i soggetti aggiudicatari per l’accoglienza di 125 migranti erano: la Casa Vincenziana G. Andreoli, la Società Cooperativa Agricola Labourè, Arci Solidarietà Terni, l’Associazione di Volontariato San Martino e l’Associazione di Volontariato Laboratorio I.D.E.A. Come previsto nei bandi, in entrambe le province per esigenze governative c’è stato un incremento dei numeri dei migranti accolti rispetto a quelli indicati nei rispettivi avvisi di gara.
Nel mese di aprile 2015 c’è stato un secondo avviso pubblico che ha previsto nella provincia di Perugia l’accoglienza di 671 migranti e 212 nella Provincia di Terni. Non si è trattato, come erroneamente spesso riferito dai mass-media di nuovi arrivi, ma del consolidamento di una situazione già in atto nel nostro territorio.
Con il bando del 2015 nella Provincia di Perugia c’è stato un ampliamento dei soggetti gestori coinvolti: la Cooperativa Sociale Famiglia Nuova è entrata a far parte dell’ATS sopra indicata e sono subentrati la Caritas di Perugia – Città della Pieve e la Caritas di Assisi – Gualdo Tadino Nocera per i quali è stato previsto un affidamento diretto, tramite convenzione.
Anche nella Provincia di Terni sono subentrati due nuovi enti gestori:Caritas Diocesi di Orvieto Todi e l’Associazione L’Arcobaleno e il mare.
L’impegno assunto dai soggetti partecipanti alla gara del mese di aprile 2015 ha avuto valenza fino al 31/12/2015, per l’anno 2016 è stato indetto un nuovo avviso di gara secondo il quale nella provincia di Perugia sono stati messi a bando 1288 posti ed in quella di Terni 271 “numeri eventualmente da incrementare del 20% in ragione del presumibile perdurare dei flussi migratori”. In ogni caso la quota attribuita alla regione Umbria in base ai criteri adottati in sede di Conferenza Unificata Stato Regioni Enti Locali al 31/12/2015 era di 1932 posti/unità. 
Per quanto riguarda la compagine degli enti affidatari dei servizi di accoglienza, la Provincia di Terni, ad eccezione dell’Associazione l’Arcobaleno e il mare, ha confermato i medesimi soggetti del bando del 2015, mentre nella Provincia di Perugia, oltre all’ATS (composta da Arcisolidarietà Ora D’Aria, Cooperativa Sociale Perusia, C.I.D.I.S Onlus, Cooperativa Sociale Il Cerchio, Cooperativa Sociale Famiglia Nuova, Confraternita di Maria SS ed Anna del Suffragio) e la Diocesi di Perugia – Città della Pieve, nuovi soggetti, alcuni dei quali provenienti da fuori regione, sono entrati a fare parte della graduatoria per l’affidamento dei servizi di accoglienza (Caritas Diocesi Todi-Orvieto, Diocesi di Assisi –Nocera Umbra Gualdo Tadino, A.V.E. Associazione di Volontariato Ecclesiale Città di Castello,G.U.S. Gruppo Umana Solidarietà G.PULETTI ONLUS (Macerata), Centro Internazionale per la Pace di Assisi, Bona ValetudoSoc. Coop. Sociale Favara (Ag), R.T.I.: Senis Hospes Senise (Pz) – Tre Fontane Roma). 
Si tratta ancora di una graduatoria provvisoria che diventerà definitiva a seguito delle verifiche di legge.  http://www.prefettura.it/perugia/news/461136.htm 
In ottemperanza alle disposizioni contenute nei bandi di gara, i migranti vengono distribuiti sul territorio cercando di evitare concentrazioni di massa. Come già evidenziato, è l’accoglienza diffusa l’elemento caratterizzante della Regione Umbria, ed è in tale ottica che si cerca il coinvolgimento dei Comuni, con l’auspicio che gli arrivi siano distribuiti in modo equo e sostenibile. 
Al 31/12/2015 i Comuni coinvolti nella Provincia di Perugia*, oltre al capoluogo, sono: Foligno, Città di Castello, Spoleto, Gubbio, Assisi, Bastia Umbra, Corciano, Marsciano, Todi, Umbertide, Gualdo Tadino, Magione, San Giustino,Trevi, Città della Pieve, Nocera Umbra, Panicale, Bevagna, Spello, Tuoro, Massa Martana, Piegaro, Valfabbrica, Montone. Per i dati inerenti le presenze totali, numero delle strutture, la popolazione residente e l’incidenza percentuale si visualizzi la tabella1
Sempre al 31/12/2015 i Comuni coinvolti nella Provincia di Terni**, oltre al capoluogo, sono: Amelia, Lugnano, Narni, Orvieto, San Venanzo, Montefranco, Ferentillo. Per i dati inerenti le presenze in ciascun Comune, si visualizzi la tabella 2 

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*Fonte: Prefettura di Perugia – Ufficio Territoriale del Governo.
**Fonte: Prefettura di Terni – Ufficio Territoriale del Governo.

L’uscita dai progetti di accoglienza, come indicato dalle linee guida dello Sprar, può avvenire per i seguenti motivi: abbandono volontario (quando il singolo o il nucleo familiare scelgono di interrompere il percorso di accoglienza); allontanamento per decisione unilaterale del progetto (nei casi in cui si verifichino episodi violenti e/o gravi violazioni al regolamento di accoglienza); scadenza dei termini (da intendersi come completamento del progetto di accoglienza); inserimento socio-economico (inteso come avanzata acquisizione degli strumenti funzionali al proseguimento di un percorso di inclusione sociale); rimpatrio volontario assistito; “trasferimento Dublino” a seguito di notifica dello Stato membro dell’UE competente a esaminare la richiesta protezione internazionale dell’interessato.

Grafico 6 - Beneficiari usciti dai progetti SPRAR dal 2012 al 2015: evidenza dei beneficiari usciti per integrazione

Usciti 2012Usciti 2013usciti 2014usciti 2015


Dati eleborati dalla Cooperativa Sociale Perusia


Il grafico 6 evidenzia come dal 2012 al 2015 sia diminuita l’incidenza di chi è uscito per integrazione.
Tali dati vanno letti alla luce di più elementi: bisogna considerare che alcuni progetti sono di recente attivazione (es. Foligno attivato nel 2015) e che la maggior parte delle persone accolte al 31 dicembre 2015 erano richiedenti asilo e non ancora nelle condizioni di intraprendere un reale percorso di integrazione. Altro elemento da considerare è quello relativo alle uscite dei minori stranieri che nel maggior numero dei casi è avvenuto per trasferimenti in altri progetti della rete Sprar. Infine, aspetto certamente rilevante, è dato dalla crisi economica ed occupazionale che ha colpito l’Italia rendendo sempre più difficoltosa l’integrazione lavorativa dei beneficiari uscenti dai progetti di accoglienza. 

Le linee guida dello Sprar stabiliscono dei limiti temporali di accoglienza per i beneficiari inseriti nei progetti che variano a seconda del loro status giuridico: i richiedenti asilo possono rimanere in accoglienza fino alla conclusione della procedura d’asilo (fino alla comunicazione della decisione presa dalla Commissione in merito alla loro istanza). Dal giorno della notifica del riconoscimento della protezione internazionale o della concessione della protezione umanitaria, il periodo di accoglienza previsto è di complessivi sei mesi. I beneficiari inseriti con uno status giuridico già definito, titolari di protezione sussidiaria o umanitaria, possono essere accolti per un periodo massimo di 6 mesi. In ogni caso i tempi di permanenza possono essere prorogati di ulteriori sei mesi in presenza di circostanze straordinarie che hanno rallentato il percorso di inserimento socio-economico del beneficiario o in caso di comprovati motivi di salute. In questi casi i progetti possono richiedere una proroga dei tempi di accoglienza inviando una apposita relazione al Servizio Centrale in cui vengono spiegate puntualmente le ragioni che inducono a procrastinare i tempi di uscita e gli interventi che si intendono attuare. In relazione ai tempi di accoglienza nei progetti Sprar costituisce un’importante novità il Decreto Legislativo 18 agosto 2015 n. 142, relativo ai richiedenti protezione internazionale destinatari di un provvedimento di diniego da parte della Commissione territoriale che si avvalgono della facoltà di ricorrere avverso tale decisione. Prima dell’entrata in vigore del Decreto le linee guida del Servizio Centrale prevedevano come termine ultimo di permanenza nel progetto il rilascio del permesso di soggiorno che gli consentiva di svolgere attività lavorativa, ma dal mese di settembre 2015 il ricorrente, qualora privo di mezzi, può continuare ad usufruire delle misure di accoglienza fino alla decisione del Tribunale. Tale nuova disposizione normativa ha suscitato non poche perplessità negli operatori dell’accoglienza che non possono non interrogarsi su quale sarà la nuova fisionomia dei beneficiari Sprar da qui a pochi anni. 
L’elevato numero di richiedenti asilo che tra il 2012 e il 2015 rappresenta circa il 65% degli accolti ha avuto inevitabilmente delle ripercussioni sui tempi di permanenza dei beneficiari all’interno dei progetti, rallentando il turn over del sistema. Infatti quasi tutti i progetti umbri hanno evidenziato in prevalenza una permanenza superiore ai 12 mesi, nella maggior parte dei casi, come spiegato sopra, dovuta ai tempi della procedura di asilo. In ogni caso merita evidenziare che anche per coloro che sono stati inseriti con uno status già definito raramente si è registrata la loro uscita entro i 6 mesi previsti dalle linee guida. Questo perché 6 mesi sono risultati non sufficienti per la realizzazione e la buona riuscita dei percorsi di integrazione. Infatti accanto alle difficoltà soggettive dei beneficiari (si pensi al tempo necessario per l’apprendimento della lingua italiana e il raggiungimento di una buona capacità comunicativa), tutti i progetti hanno risentito della crisi economica in atto che ha reso ancora più difficoltoso il percorso di integrazione socio-economico dei beneficiari, rendendo necessario molto spesso prorogare i tempi dell’accoglienza. 

Et Grafico 1

Le caratteristiche socio-demografiche dei beneficiari accolti nei progetti della rete Sprar dell’Umbria rispecchiano in parte quelle dei beneficiari accolti nel Sistema nazionale. Anche in Umbria le persone accolte sono prevalentemente uomini singoli di età compresa tra i 18 e 27 anni, che rappresentano il 53,9% degli accolti, seguiti da uomini con età compresa tra i 28 e i 45 (21,7%).
I minori accolti nella rete Sprar, se fino al 2013 erano esclusivamente bambini inseriti nel Sistema di accoglienza insieme alle loro famiglie o nati in Italia nel corso dell’accoglienza dei loro genitori, a partire dal 2014, con l’attivazione dei progetti di Narni, Terni e Panicale per minori stranieri non accompagnati, iniziano a costituire una tipologia definita di beneficiari all’interno della rete dei progetti umbri.
Anche da un punto di vista numerico aumenta la loro incidenza passando dall’1% degli anni passati ad un 15% dell’ultimo triennio.

Genere Grafico 2Dati eleborati dalla Cooperativa Sociale Perusia

Come abbiamo avuto modo di osservare negli anni precedenti anche in questo ultimo periodo di riferimento la presenza della componente femminile nella rete dei progetti Sprar dell’Umbria è marginale rispetto alla componente maschile. Le donne accolte rappresentano il 14% a fronte dell’86% costituito da uomini. Tale sproporzione è dovuta in parte alla tipologia di progetti presenti sul nostro territorio dedicati principalmente all’accoglienza di uomini singoli, ma soprattutto perché, coerentemente con i dati nazionali, e con quelli della maggior parte dei Paesi dell’UE, i richiedenti asilo sono prevalentemente uomini. Questo perché per le donne è molto più difficile raggiungere paesi lontani nonostante, secondo gli esperti, abbiano esattamente le stesse motivazioni per fuggire. 

C’è la paura del viaggio pericoloso attraverso il Mediterraneo e delle violenze sessuali. Inoltre le donne hanno meno risorse economiche e, quando nelle società conservative da cui provengono, si decide quale membro della famiglia mandare all’estero allora la scelta ricade su giovani uomini.


Tabella 3 - Numero degli uomini e delle donne inserite nei progetti SPRAR dell'Umbria dal 2012 al 2015
Tabella genere
La tabella 3 evidenzia che i progetti con una maggiore presenza femminile sono quelli di Terni e Narni ordinari, infatti tali progetti oltre ad accogliere uomini singoli, nuclei monoparentali e nuclei familiari, sono entrati nella rete per accogliere donne sole.

I Paesi di provenienza dei beneficiari Sprar

Dal suo ingresso nella rete Sprar l’Umbria ha registrato la presenza di persone accolte provenienti da oltre 45 diverse nazionalità.I paesi di provenienza dei beneficiari sono cambiati nel corso degli anni riflettendo gli scenari geopolitici internazionali.
Dal 2001 al 2012* le 5 nazionalità maggiormente rappresentate nei progetti umbri sono quella afghana (15%), eritrea (15%), somala (14%), turca (7%) e sudanese (7%). Nel 2001 e 2002 il progetto di Perugia accoglieva soprattutto persone provenienti dai paesi dell’ex Jugoslavia e dalla Macedonia, mentre il progetto di Todi accoglieva principalmente Afgani. Nel 2003 anche il progetto di Perugia inizia ad accogliere richiedenti asilo Afgani anche se la maggioranza dei beneficiari erano iracheni.
A partire dal 2004, anno di ingresso del progetto di Narni, i beneficiari sono soprattutto provenienti dall’area del Corno d’Africa: Etiopi, Eritrei e Somali. Questi, riflettendo i dati del Sistema di accoglienza nazionale, nel corso degli anni hanno rappresentato una presenza costante all’interno di tutti i progetti umbri.

Grafico 3 - Paesi di provenienza dei beneficiari accolti dal 2012 al 2015

 

Dati eleborati dalla Cooperativa Sociale Perusia

Il grafico 3 rappresenta tutti i paesi di provenienza delle persone accolte nella rete dei progetti Umbri tra il 2012 e il 2015. Le nazionalità registrate sono 41.

Analizzando in modo più analitico le prime cinque nazionalità di ciascun anno di riferimento possiamo constare come rispetto al passato ci sono stati degli evidenti cambiamenti.

Grafico 4 - Le principali nazionalità registrate nei progetti dal 2012 al 2015

Nazionalità anno 2012Nazionalità 2013Nazionalità 2014okNazionalità 2015

L’Afghanistan che insieme all’Eritrea ha sempre rappresentato la nazionalità più rappresentativa nella rete di accoglienza umbra, solo nel 2012 risulta essere al secondo posto (13%), mentre per tutti gli anni successivi è in ultima posizione.
A partire dal 2012 infatti, rispecchiando il dato nazionale, è la Nigeria tra le nazionalità più rappresentative, insieme al Gambia che nel 2014 è al primo posto con il 19%, e al Senegal che nel 2015 rappresenta il 18%. Importante è anche la presenza del Pakistan in terza posizione per presenza nei progetti sia nel 2012 che nei due anni successivi.
Anche se non sempre in ordine di graduatoria possiamo sicuramente affermare che le nazionalità più rappresentative all’interno della rete umbra, rispecchiano quelle maggiormente registrate a livello nazionale.
Se per queste quindi c’è stretta corrispondenza tra i contesti geopolitici e i beneficiari accolti dai nostri progetti, interessante notare è la quasi totale assenza di beneficiari provenienti dalla Siria, ciò a conferma che pur essendo uno dei principali paesi di provenienza di persone che fuggono e che hanno raggiunto l’Italia, la maggior parte non ha fatto richiesta di asilo nel nostro paese, evitando di lasciare le impronte digitali per raggiungere altri paesi d’Europa. Solo due sono stati i beneficiari provenienti dalla Siria e tale dato è perfettamente in linea con il sistema nazionale che nel complesso ha accolto un numero di siriani veramente esiguo.
Analoga situazione, e sempre in linea con il dato nazionale*, la riscontriamo per i cittadini di nazionalità Eritrea che se fino al 2011-2012 costituivano una delle nazionalità maggiormente rappresentative all’interno dei progetti della rete umbra, tra il 2012 e il 2015 non raggiungono nemmeno il 3% delle persone accolte.
In merito a ciò va detto che la Commissione europea, nel mese di Dicembre 2015, ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la mancata applicazione del regolamento sulla registrazione dei migranti con la presa di impronte digitali (Eurodac)e comunicazione dei dati al sistema centrale.
Per quanto riguarda le nazionalità dei minori stranieri non accompagnati, anche qui si registra un’assoluta corrispondenza con il dato nazionale, essendo il Gambia il paese più rappresentativo costituendo quasi il 60% degli accolti, le atre nazionalità dei minori sono: il Senegal, l’Egitto, il Mali, il Ghana, la Nigeria, la Costa d’Avorio e la Sierra Leone.

Status giuridico dei beneficiari accolti dal 2012 al 2015

Lo status giuridico, e relativo permesso di soggiorno, registrato al momento dell’ingresso dei beneficiari nei progetti di accoglienza della rete Sprar è mutato nel corso degli anni. Il mutare delle caratteristiche della condizione giuridica è la conseguenza delle modifiche apportate a livello normativo in materia di asilo e del panorama geopolitico internazionale di cui le migrazioni forzate sono una conseguenza.
Fino al 2004 quando ancora era esistente un' unica Commissione Nazionale il 90% degli accolti era rappresentato da richiedenti asilo in attesa di essere convocati dalla Commissione Centrale di Roma e di vedere definita la propria posizione giuridica. Infatti anche se sulla carta la normativa allora vigente (Legge Martelli e D.Lgs n.286/98) prevedeva una procedura piuttosto schematica, nella realtà aveva una durata di circa 18 mesi. Sia a livello nazionale che a livello regionale un tema molto dibattuto era proprio quello dei lunghi tempi di attesa dei beneficiari sospesi in una specie di limbo. La lunga attesa veniva vissuta dai beneficiari come una condizione di grande incertezza ed apprensione per il proprio futuro, condizione aggravata dal divieto di svolgere un’attività lavorativa.
Con l’entrata in vigore della legge 189 del 2002, la cosiddetta legge Bossi-Fini, assistiamo ad un radicale mutamento della condizione giuridica delle persone che vengono inserite nella rete dei progetti umbri: i richiedenti asilo che negli anni 2001 e 2002 costituivano il 100% degli accolti, nel 2005 rappresentano solo il 34%, mentre il restante degli accolti è rappresentato principalmente da titolari di protezione umanitaria ed in parte da rifugiati**. Infatti l’aumento degli organi preposti all’esame delle richieste di asilo (Commissioni Territoriali) fa si che la maggior parte di coloro che vengono accolti nei progetti, non è più costituita da richiedenti asilo, ma da beneficiari la cui domanda è stata già esaminata e il cui status giuridico è quindi già definito.
Nel 2008, in seguito all’istituzione della protezione sussidiaria, attraverso il cosiddetto “decreto qualifiche” (D.Lgs n.251. n.251/2007) iniziano a fare ingresso nei progetti umbri i primi titolari della protezione sussidiaria.
Dalle diverse tipologie delle persone accolte sono derivate diverse modalità di intervento da parte dei progetti che nel tempo si sono dovuti adeguare alle esigenze dei suoi beneficiari. Se infatti con i richiedenti asilo si doveva puntare maggiormente alla loro preparazione all’audizione, all’insegnamento della lingua e cultura italiana ed ad una eventuale formazione o riqualificazione professionale, dal 2005 in poi, di fronte a beneficiari aventi in prevalenza uno status giuridico già definito, i progetti hanno dovuto mettere in atto azioni miranti principalmente all’integrazione lavorativa ed abitativa.

Grafico 5 - Status giuridico dei beneficiari accolti dal 2012 al 2015

Grafico statu s giuridico 2012Grafico status giuridico 2013grafico status giuridico 2014grafico status giuridico 2015

Dopo aver fatto un breve exursus sulla tipologia dei beneficiari accolti dalla nascita del sistema umbro di accoglienza e nel corso dei primi 10 anni, è interessante analizzare ciò che sta accadendo in questo ultimo periodo. Il grafico 5 evidenzia come tra il 2012 e il 2015 sia diminuita in maniera significativa la percentuale dei titolari di una forma di protezione a favore dell’incidenza dei richiedenti asilo. Se infatti, come detto sopra a partire dal 2005 i richiedenti asilo costituiscono in media il 30% degli accolti, nel 2013 costituiscono il 49% e nel 2014 e nel 2015 costituiscono rispettivamente il 74% ed il 69%.
Tale situazione è dovuta all’aumento delle persone arrivate sulla nostra penisola con la consequenziale richiesta da parte delle Prefetture di inserire nella rete dei progetti Sprar migranti giunti da poco sul territorio ed in attesa di vedere esaminata la propria richiesta di asilo.
Fino all’attivazione di una sezione della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Firenze presso la Prefettura di Perugia, avvenuta il 18 marzo 2015, la condizione dei beneficiari Sprar accolti in Umbria sembrava rispecchiare quella dei primi anni del Sistema di Protezione. Come già evidenziato, durante i primi anni esistendo un’unica Commissione Centrale preposta ad analizzare tutte le domande di asilo presentate in Italia, i richiedenti protezione accolti nei progetti dovevano attendere in media 18 mesi prima della definizione della propria posizione giuridica.
Per tutto il 2014 ed in buona parte del 2015 gli operatori hanno avuto la sensazione di un “ritorno al passato” essendo i tempi di attesa per l’audizione molto lunghi a causa del crescente numero di domande presentate e del consequenziale ingolfamento del lavoro delle Commissioni Territoriali.
A partire dai mesi di maggio-giugno 2015, in seguito all’attivazione della Commissione Territoriale presso la Prefettura di Perugia, tutti gli operatori dei progetti umbri hanno registrato un’effettiva riduzione dei tempi di attesa ed in molti casi un breve lasso di tempo tra la notifica della convocazione e il giorno dell’audizione.

Particolarmente frustrante rimane la condizione dei cosiddetti dublinati**richiedenti protezione internazionale che vivono nell’incertezza, e spesso nel timore di essere trasferiti in un altro paese europeo. Tra il 2012 e il 2015 nella rete umbra non è stato registrato alcun trasferimento in altri Paesi Europei, ciò significa che l’Unità Dublino si è espressa stabilendo l’Italia quale Paese competente ad esaminare la loro domanda di asilo.
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* Secondo rapporto sul sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati in Umbria 2001-2012 e Focus sull’Emergenza Nord Africa “RIFUGIATI in Umbria”- Perugia 2013
* Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2015 - Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Sprar in collaborazione con UNHCR
** Secondo rapporto sul sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati in Umbria 2001-2012 e Focus sull’Emergenza Nord Africa “RIFUGIATI in Umbria”- Perugia 2013
** Il Regolamento n.2013/603/CE, c.d. Dublino III determina lo Stato dell’Unione Europea competente per l’esame delle domande d’asilo, sulla base del criterio prevalente secondo cui l’esame della domanda di asilo spetta al primo paese in cui il richiedente abbia fatto ingresso, prevedendo il suo trasferimento in detto Stato, accertatane la competenza. L’obiettivo del Regolamento è quello di evitare che i richiedenti asilo siano inviati da un paese all’altro (“rifugiati in orbita”), ma anche di impedire ai richiedenti asilo di presentare domande in più Stati membri (cosiddetto asylum shopping).

tabella 1 Finanziati e accolti
In Umbria sono sette gli enti locali che aderiscono alla rete di accoglienza del sistema Sprar e undici sono i progetti attivi sul territorio. Come anticipato nella parte introduttiva la nostra regione ha aderito fin dal 2001 al Programma Nazionale Asilo (PNA) con il Comune di Perugia ed il Comune di Todi che misero a disposizione rispettivamente 27 e 10 posti. Dal 2011 il nuovo titolare del progetto di Todi è il Comune di Marsciano.
Successivamente, oltre a Perugia e Marsciano/Todi, altri Comuni hanno risposto al bando del Ministero degli Interni per l’accesso al Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’Asilo*: nel 2004 il Comune di Narni ha aderito al Sistema di Protezione con 25 posti disponibili in appartamenti privati per donne sole, nuclei familiari e uomini singoli. Dal 2011 ha avviato un ulteriore progetto rivolto esclusivamente a beneficiari con disagio mentale mettendo a disposizione 5 posti. Nel 2006 ha aderito alla rete anche il Comune di Terni con 16 posti messi a disposizione in appartamenti privati, per i primi tre anni sono state accolte persone vulnerabili, dal 2009 sia beneficiari vulnerabili che ordinari.
Ma è con il bando 2014-2016 che l’Umbria amplia notevolmente la sua rete di accoglienza con l’ingresso di nuovi Comuni: dal 2014 infatti oltre a Perugia, Marciano/Todi, Narni e Terni sono titolari di progetti Sprar anche il Comune di Panicale, Foligno e Spoleto. L’ampliamento dell’accoglienza nella nostra regione è dovuto sia all’ingresso di enti locali completamente nuovi rispetto al precedente bando (Panicale, Foligno e Spoleto), sia all’attivazione di nuovi progetti da parte di enti locali già facenti parte della rete.
Con il bando 2014-2016 il Comune di Narni ha attivato un altro progetto dedicato all’accoglienza di minori stranieri non accompagnati (MSNA) e il Comune di Terni ha attivato altri due progetti, uno per beneficiari con disagio mentale (DM) ed un altro per minori stranieri non accompagnati. Inoltre dalla tabella n. 1 si evince che con il bando 2014-2016 c’è stato un aumento dei posti finanziati anche per i tradizionali Comuni della rete come Perugia, che da 27 posti è passata a 65 (il dato è comprensivo dei posti aggiuntivi), Marsciano/Todi che da 15 è passato a 32 e Terni da 25 a 89. Volendo ricapitolare il quadro attuale della rete strutturale dello Sprar in Umbria: sette sono gli enti locali titolari dei progetti (Perugia, Marsciano, Narni, Terni, Panicale, Spoleto e Foligno) undici i progetti attivi di cui sei per categorie ordinarie (Perugia, Todi/Marsciano, Narni, Terni, Foligno e Spoleto), tre per minori stranieri non accompagnati (Terni, Narni e Panicale), due per beneficiari con disagio mentale (Terni e Narni).
Complessivamente l’Umbria mette a disposizione 370 posti (il dato è comprensivo dei posti aggiuntivi).

Tabella 2 Ingressi

La tabella 2 indica il numero delle persone annualmente inserite all’interno di ciascun progetto, dal mese di luglio 2001 al 31 dicembre 2015 sono state accolte 1291 persone. Come si evince sia dalla tabella 1 che dalla tabella 2 l’Umbria negli anni ha gradualmente aumentato la sua capacità ricettiva. I posti finanziati sono passati dai 37 del 2001 ai 370 del 2015.
L’incremento è dovuto all’entrata nel Sistema di progetti territoriali nuovi (passando da 2 del 2001 a 11 del 2014) e all’incremento del numero dei posti finanziati, rispecchiando il panorama nazionale dello Sprar che negli anni ha aumentato i numeri dell’accoglienza. Oltre all’aspetto numerico è interessante soffermarsi anche sull’aspetto relativo alla tipologia dei beneficiari accolti, infatti con il bando 2014-2016 per la prima volta in Umbria vengono attivati ben tre progetti dedicati esclusivamente ai minori stranieri non accompagnati (MSNA) e un secondo progetto viene attivato per accogliere persone con disagio mentale (DM). In ogni caso nonostante l’evidente aumento dei numeri, l’Umbria coerentemente con le linee guida nazionali, continua ad attivare progetti di dimensioni medio-piccole, caratteristica che nel tempo ha dimostrato essere aspetto essenziale per la costruzione di percorsi di autonomia e di inclusione sociale dei beneficiari. Infatti è nelle piccole realtà che questi possono meglio essere accompagnati nel loro processo di integrazione e più facilmente accolti dalle comunità in cui insistono i progetti.
Ed è proprio da questa considerazione che la Regione Umbria ancora oggi, nonostante le emergenze nazionali, continua a non volere istituire sul suo territorio centri governativi per richiedenti asilo (CARA), o centri hub, che a differenza dei progetti Sprar sono centri collettivi di grande dimensioni.

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* Fino al 2008 il decreto, con il relativo bando, è stato pubblicato a cadenza annuale. Per il 2009/2010 il bando ha avuto cadenza biennale; dal 2011 è triennale.

Introduzione

L’ Umbria vanta una lunga tradizione di interventi legislativi in favore dell’immigrazione, fin dagli anni novanta infatti si è dotata di strumenti normativi finalizzati all’accoglienza, all’integrazione e alla comprensione del fenomeno migratorio.
Tale sensibilità la ritroviamo senz’altro in tema di asilo essendo l’Umbria una delle prime regioni che ha aderito al sistema di accoglienza nazionale. Nel 2001 infatti sia il Comune di Perugia che il Comune di Todi entrarono a fare parte della rete dei progetti del Programma Nazionale Asilo (PNA). Inoltre l’Umbria può considerarsi precursore della nuova linea intrapresa dal Servizio Centrale fondata sullo sviluppo e il rafforzamento dei coordinamenti regionali finalizzati al confronto tra gli attori che a vario titolo si occupano di asilo e immigrazione nei territori in cui si trovano i progetti Sprar.
Tratti salienti dell’accoglienza sul territorio regionale sono il suo carattere diffuso, la sinergia esistente tra i diversi soggetti che a vario titolo si occupano di accoglienza, il coordinamento tra i progetti e il ruolo propulsivo di Regione e ANCI Umbria che periodicamente creano occasioni di incontro e confronto tra i diversi soggetti della rete SPRAR, facilitando il dialogo fra tutti gli operatori dell’accoglienza coinvolti e le istituzioni. Il sistema di protezione infatti organizza l’accoglienza in un quadro di ordinarietà e sulla base di una collaborazione inter-istituzionale, garantendo un sistema all’interno del quale i Comuni sono protagonisti delle scelte che vengono fatte sui territori. E’ in questa prospettiva che Anci umbria, in collaborazione con Anci nazionale e il Servizio centrale, ha tentato di rafforzare la rete territoriale dei comuni umbri nella presentazione dei progetti Sprar, supportandoli non solo nella fase di presentazione delle proposte progettuale, ma nella successiva fase della programmazione di politiche volte all’ integrazione e all’ inclusione sociale. Dall’altra parte c’è stata sempre una risposta positiva degli enti locali umbri, che hanno scelto di attivare un’ accoglienza strutturata piuttosto che emergenziale, anche a tutela dei propri territori. Nel 2005 Regione Umbria , Anci Umbria e gli enti locali titolari dei progetti Sprar hanno sottoscritto un protocollo di intesa in materia di rifugiati e richiedenti asilo. Il protocollo d’intesa è indirizzato alla promozione e al consolidamento del sistema regionale integrato di accoglienza rivolto ai richiedenti e titolari di protezione internazionale e ai titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari presenti sul territorio regionale. Fino ad oggi i soggetti firmatari sono stati impegnati nella realizzazione di azioni concertate ed integrate, rispetto all’attuazione della legislazione nazionale, all’accoglienza, all’osservazione del fenomeno migratorio sia a livello nazionale che regionale, all’informazione e alla tutela legale, alla formazione e l’aggiornamento, ad azioni di sensibilizzazione, alla cooperazione decentrata, alla costruzioni di reti e alla realizzazione di progetti europei, nonché alla realizzazione di iniziative volte a sollecitare l’approvazione di una nuova normativa nazionale e regionale. 

La nascita

E’ negli anni novanta che in Italia si inizia ad affrontare il tema delle migrazioni forzate, anni in cui non esisteva ancora un sistema pubblico ed organizzato e durante i quali i richiedenti asilo in condizione di indigenza potevano disporre solo di un contributo economico, peraltro insufficiente e per un periodo limitato1.
In questi anni l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati si basava principalmente su interventi autonomi di organizzazioni del terzo settore (ONG e associazioni) a carattere prevalentemente solidaristico e volontario con attività mirate all’accoglienza materiale, intesa come mera fornitura di beni di prima necessità quali vitto, alloggio e vestiario.
Già nel 1992- 1993, tuttavia, si iniziarono a delineare delle forme di coordinamento a livello locale in occasione dell’accoglienza dei profughi che arrivavano in Italia fuggendo dalla guerra nella ex Jugoslavia, ma è il 1999 che si identifica come la data in cui è avvenuto il momento di rottura con le vecchie metodologie dell’accoglienza. Infatti alla fine degli anni ’90 la crisi in Kosovo causò la fuga di migliaia di profughi che giunsero in Italia in cerca di protezione. Si registrò il picco delle domande di asilo e l’Unione Europea stanziò dei fondi straordinari per la realizzazione di progetti di accoglienza in favore della popolazione kosovara giunta nei territori degli stati membri in cerca di protezione.
In Italia per la prima volta un gruppo di organizzazioni decise di riunirsi intorno ad un unico tavolo per costruire un progetto congiunto denominato Azione comune2.
Venne superato definitivamente il concetto della mera accoglienza materiale prevedendo in favore dei richiedenti asilo e rifugiati tutta una serie di azioni per garantire l’assistenza medica e psicologica, l’assistenza legale, l’accompagnamento alla procedura di asilo, percorsi di orientamento e inserimento sociale, consulenza legale e servizi di interpretariato e di mediazione culturale. Allo stesso modo si riconosceva il valore degli operatori dell’accoglienza, evidenziando che il loro lavoro non poteva essere improvvisato, ma che doveva essere caratterizzato da professionalità e preparazione.
E’ sulla scia di questa esperienza del terzo settore che nel 2001 è nato il Programma Nazionale Asilo (PNA) da un protocollo di intesa tra il Ministero degli Interni, l’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e l’ANCI (Associazioni dei Comuni Italiani).
Il Programma Nazionale Asilo pur avendo carattere sperimentale si configura come la prima esperienza pubblica per richiedenti asilo e rifugiati in Italia. Il PNA è stato istituzionalizzato nel 2002 con la legge 189/2002 (cosiddetta Bossi – Fini) che ha rinominato il programma “Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati” (SPRAR). In tal modo si è raggiunto l’obiettivo di realizzare un sistema nazionale di accoglienza strutturato capace di rispondere ai bisogni di coloro che giungono in Italia in cerca di protezione, allineandosi così anche alle disposizioni comunitarie in materia3.

Struttura e funzionamento dello Sprar

Lo Sprar è un sistema di accoglienza decentrato e coordinato diffuso su tutto il territorio nazionale (ad eccezione della Valle d’Aosta) costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti dedicati a richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione sussidiaria e umanitaria, accedono nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, gestito dal Ministero dell’Interno.
L’idea innovativa che caratterizza lo Sprar, recepita dalla pregressa esperienza del Programma Nazionale Asilo, è il coinvolgimento dei comuni nella progettazione e realizzazione di progetti di “accoglienza integrata” sul territorio. Con la collaborazione di soggetti del terzo settore (enti gestori dei progetti) gli enti locali realizzano interventi che, lontani da una logica meramente assistenzialistica (vitto e alloggio), prevedono una molteplicità di interventi ponendo al centro ogni singolo beneficiario accolto come portatore di specifiche esigenze e necessità.
Tutti i progetti realizzati sul territorio nazionale, pur differenziandosi per le caratteristiche, le risorse e le peculiarità dei territori in cui insistono, devono comunque attenersi alle linee guida e agli standard di accoglienza definite dal Ministero degli Interni.
Ogni progetto deve garantire quindi attività finalizzate all’apprendimento della lingua italiana, all’iscrizione a scuola dei minori in età dell’obbligo scolastico, all’assistenza sanitaria e psicologica, alla mediazione linguistica e culturale, all’orientamento e all’informazione legale sulla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, all’orientamento e all’accesso ai servizi del territorio e alla socializzazione.
Inoltre essendo la conquista della propria autonomia da parte dei beneficiari uno degli obiettivi principali dello Sprar, i progetti devono prevedere dei percorsi di formazione o riqualificazione professionale nell’ottica dell’inserimento lavorativo e misure per l’accesso alla casa.
Il coordinamento del Sistema di Protezione è garantito dal Servizio Centrale, struttura operativa con sede a Roma, istituita dal Ministero dell’Interno e affidata con convenzione all’ANCI. Il Servizio Centrale ha compiti di informazione, formazione, promozione, consulenza e supporto tecnico agli enti locali che prestano servizi d’accoglienza, nonché di monitoraggio della presenza di richiedenti e titolari di protezione internazionale sul territorio italiano.

La capacità ricettiva dello Sprar

Le modalità di accesso da parte degli enti locali al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, sono regolamentate da un decreto del Ministero dell’Interno che disciplina il bando per la presentazione di progetti di accoglienza integrata.
Fino al 2008 il bando per l’accesso al Fondo era annuale, per il 2009 e 2010 la durata degli interventi ha avuto cadenza biennale e a partire dal 2011 è triennale. In questo modo è stata garantita ai progetti Sprar una maggiore stabilità facilitando la programmazione degli interventi.
Nel corso degli anni la capacità recettiva del Sistema di Protezione è stata notevolmente ampliata, passando dai 3000 posti del 2003 ai 20.752 previsti per il triennio 2014- 2016 tra posti strutturali della rete (12.602) e i posti aggiuntivi (8.150). Tale numero è in ogni caso destinato ad aumentare nel corso del 2016 considerando il nuovo bando per il biennio 2016-2017 del Ministero dell’Interno rivolto ai Comuni che ancora non fanno parte della rete Sprar per l’ampliamento di ulteriori 10.000 posti4.
Contestualmente a questo nuovo bando, al fine di allineare tutti gli interventi, la scadenza di tutti i progetti della rete costituita con il bando 2014-2016, è stata prorogata di un anno, andando a cadere nel 2017.
I progetti Sprar sono divisi a seconda della tipologia di beneficiari che ospitano. Con la rete costituita nel 2014, dei 432 progetti, 349 sono dedicati a categorie ordinarie, 52 a minori non accompagnati, 31 a persone con disagio mentale o disabilità.
Quindi considerando i 20.752 posti di accoglienza, 19.514 sono per beneficiari appartenenti alle categorie ordinarie, 943 per minori non accompagnati e 295 per beneficiari con disagio mentale o disabilità.
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1 In caso di indigenza i richiedenti asilo potevano disporre solo di un contributo economico di prima assistenza per un periodo non superiore a 45 giorni, a fronte di una durata media della procedura di asilo di diciotto mesi e del divieto di lavorare fino alla decisione della Commissione.

2 “La protezione negata” - Primo Rapporto sul diritto di asilo in Italia – Milano 2005

3 In particolare alla direttiva 2003/9/CE, recante norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri, recepita in Italia con il Decreto legislativo del 30 maggio 2005, n.140 recentemente abrogato dal D.lgs 18 agosto 2015, n. 142 con cui l’Italia ha attuato la direttiva 2013/33/UE (norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale).

4 Decreto del Ministro dell’Interno del 7 Agosto 2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in data 8 Ottobre 2015 relativo alla presentazione, da parte degli Enti Locali che erogano servizi di accoglienza e di tutela in favore dei richiedenti asilo e dei rifugiati, di domanda di accesso alla ripartizione delle risorse del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, per il biennio 2016 – 2017.

Nel corso degli ultimi tre anni l’accoglienza di richiedenti protezione internazionale è stata fortemente sollecitata dal crescente numero di arrivi e certamente il naufragio avvenuto il 3 ottobre 2013 a Lampedusa in cui morirono 366 persone e si contarono circa 20 dispersi ha dato grande impulso a mettere in atto azioni ed interventi per accogliere coloro che giungono sul nostro territorio per chiedere protezione. Nel 2014 c’è stato un sostanziale aumento dei posti della rete Sprar prevedendo il bando pubblico per il triennio 2014-2016 una capacità ricettiva di circa 20.000 posti e con la circolare dell’ 8 gennaio 2014 del Ministero dell’Interno, visto l’intensificarsi degli sbarchi e il sempre più crescente numero di persone da accogliere, le Prefetture sono state sollecitate a reperire sui singoli territori regionali delle strutture di accoglienza.
Con l’intesa tra il Governo, le Regioni e gli Enti Locali, adottata in sede di Conferenza Unificata del 10 luglio 2014 è stato approvato il Piano Nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari, adulti, famiglie e minori stranieri non accompagnati con l’intento di creare un unico sistema di accoglienza.
Due sono gli obiettivi principali del Piano Nazionale da perseguire contemporaneamente e coerentemente: da una parte “dare risposte immediate alle impellenti esigenze di accoglienza delle persone che arrivano in numeri molto elevati sulle coste meridionali e nei luoghi di frontiera e, dall’altro, l’assoluta e indifferibile necessità di impostare subito un piano strutturato che permetta di ricondurre a gestione ordinaria e programmabile gli interventi relativi sia agli adulti che ai minori non accompagnati.”


Il piano prevede tre fasi:


Soccorso e prima assistenza, realizzata in strutture governative a ciò deputate e dovranno avere tempi di permanenza contenuti al fine di garantire il massimo turn over delle presenze, evitando così la saturazione dei Centri stessi, e favorendo il pronto invio degli stranieri nelle strutture di “prima accoglienza” dislocate sui territori regionali. In tale fase verranno effettuate le procedure di identificazione, un primo screening sanitario, la risposta ai necessari bisogni materiali (igiene, abbigliamento,ecc..), un’ampia attività informativa,nonché la prima individuazione di nuclei familiari o persone vulnerabili.


Prima accoglienza e qualificazione, questa fase è da realizzare in Centri regionali e/o interregionali denominati hub, finanziati dal Ministero degli Interni ed individuati in collaborazione con le Regioni e gli Enti Locali in base alle caratteristiche socio-economiche del territorio. Qui dovranno confluire coloro che nella fase del soccorso hanno espresso la volontà di richiedere la protezione.

Il tempo di permanenza all’interno di tali Centri sarà limitato al periodo necessario alla formalizzazione della domanda di protezione (modello C) e alla conclusione delle procedure di esame delle domande da parte della Commissione o della Sezione territoriale competente nonché alla individuazione della migliore collocazione possibile nel Sistema Sprar.

Seconda accoglienza e integrazione. Tale fase dovrebbe essere realizzata dallo Sprar, destinato a divenire, quando adeguatamente ampliato, l’unico sistema di accoglienza di secondo livello sia per gli adulti che per tutti i minori stranieri non accompagnati.

Il coordinamento delle misure previste nel Piano Nazionale è assicurato dal Ministero dell’Interno che si avvale di un Tavolo di coordinamento nazionale e di Tavoli di coordinamento regionali previsti dal decreto del Ministro dell’Interno del 17 Ottobre 2014.